Murales di Romero rimosso dall’aeroporto di San Salvador

Per quattordici anni, il volto sorridente di “Monseñor” – come i salvadoregni chiamano San Óscar Arnulfo Romero – ha accolto i viaggiatori in arrivo all’aeroporto di San Salvador.

Nel fine settimana, però, il mural, realizzato dall’artista Rafael Varela, è scomparso. Al suo posto uno sponsor del governo di Nayib Bukele: «Benvenuti alla terra del surf, dei vulcani e del caffè».

Non è la prima volta che gli esecutivi del Paese più piccolo d’America cercano di cancellare la memoria dell’arcivescovo-martire, assassinato il 24 marzo 1980 per la sua difesa evangelica dei poveri e dei diritti umani e per questo profondamento amato dal popolo.

Nell’ultimo decennio, però, c’era stato un processo di recupero, favorito anche dalla beatificazione e poi canonizzazione di Monseñor da parte di papa Francesco. Il 24 marzo 2010, a trent’anni dall’omicidio, l’allora presidente Mauricio Funes aveva inaugurato il quadro al terminal degli arrivi dello scalo.

Con l’inizio dell’era Bukele le frizioni sono ricominciate. Per questo, la “sparizione del quadro”, patrimonio culturale nazionale dal 2012, ha suscitato allarme. Anche perché il governo non ha comunicato la nuova collocazione del dipinto.

L’autore ha ricevuto solo una comunicazione del ministero della Cultura in cui si dice che l’opera «è in buone condizioni». Ora si teme che altri murales romeriani – come quello della Fiera internazionale di cui non si hanno notizie da quando sono cominciati i lavori – vengano inghiottiti dal nulla.

La notizia è rimbalzata fino agli Usa dove il deputato Jim McGovern si è detto, sui social, «scioccato». Immediata la risposta, sempre via X, di Bukele: «Siamo una nazione sovrana e mostreremo le nostre opere d’arte ovunque lo riterremo opportuno».

Fonti: Articolo del di Avvenire.  Foto di Flickr.it.