La crisi in El Salvador

El Salvador è un piccolo Stato dell’America Centrale con una superficie di 21mila chilometri quadrati e una popolazione di circa 6,5 milioni persone, caratterizzato da un’economia basata principalmente sull’agricoltura.

La sua già delicata situazione economica con la Covid-19 è ulteriormente peggiorata. Il 2020 verrà per sempre ricordato come uno degli anni più difficili per l’umanità per motivi sociali, ambientali ed economici, e possiamo solo immaginare cosa abbia potuto comportare per una fragile economia come quella salvadoregna.

Secondo il BCR (Banco Central de Reserva), il Paese è infatti entrato in recessione dopo che gli ultimi due trimestri del 2020 si sono chiusi in negativo (-19,22% e -10,2%) con diminuzione dei consumi e aumento della disoccupazione. Una possibile ancora di salvezza è rappresentata da un accordo con il FMI (Fondo Monetario Internazionale) di cui già in precedenza se ne parlava e che ora si sta consolidando dopo le ultime elezioni presidenziali che si sono tenute nel Paese.

Durante queste ultime elezioni presidenziali, ad aggiudicarsi una vittoria senza precedenti nel piccolo Stato del Centro America troviamo il 39enne Nayib Bukele, col suo partito Nuevas Ideas. La sua vittoria pone fine ad un bipartitismo che esisteva sin dalla fine della guerra civile (1980-1992), in cui FMLN e Arena dominavano la scena politica salvadoregna senza però risolvere alcun problema del Paese.

Lo tsunami azul-celeste ora invece può governare in solitudine senza il sostegno di alcun partito: Nuevas Ideas ha infatti raggiunto il 66,4% dei voti, abbastanza per ottenere 56 seggi e la maggioranza assoluta nel Parlamento, da cui deriva la possibilità di controllare varie Istituzioni e modificare persino la Costituzione. Bukele, ex Sindaco di San Salvador, ha guadagnato popolarità per vari motivi tra i quali emergono la corruzione che ha invaso la politica salvadoregna negli ultimi decenni e il suo programma di lotta alla povertà, al degrado e alla violenza, ma anche di riqualificazione delle piazze.

Nonostante emergano accuse di nepotismo, corruzione e abuso di diritti umani è vero che durante il suo mandato i livelli di violenza sono nettamente diminuiti. “El presidente más cool del mundo” si è inoltre contraddistinto per il suo sostegno all’ex Presidente Trump e per un uso autoritario dei poteri. Molti analisti sostengono infatti che questa sua concentrazione di potere possa essere dannosa per la giovane democrazia salvadoregna.

El Salvador deve fare i conti, fra gli altri, con un problema molto serio: il debito pubblico. L’aumento sempre più alto del debito sarà infatti un tema che dovrà necessariamente affrontare il nuovo Governo. Per dare qualche numero, si stima che nel solo 2020 il debito pubblico sia arrivato a quota $2.773,3 milioni, aumentando più di quanto avesse fatto nel complesso degli ultimi tre anni.

Da qui capiamo l’urgenza di nuove misure volte a stabilizzare la grave situazione finanziaria e recentemente il ministro delle Finanze Alejandro Zelaya durante una conferenza di gabinetto economico ha affermato che il Governo di El Salvador sta negoziando un accordo col FMI. Nonostante l’attuale barlume di mistero sulla vicenda, sappiamo che sarà un accordo di tipo SAF, che ruoterà intorno ai 1.300/1.400 milioni di dollari, che verrà erogato annualmente per tre anni e che sarà necessario per coprire il deficit di bilancio. C’è da dire che nonostante la difficile situazione, sono in molti comunque a essere fiduciosi sul futuro e noi ci auguriamo che il nuovo tsunami azul celeste possa risollevare in qualche modo le sorti di questo piccolo Paese.

Fonte: Articolo de Il caffè geopolitico, 15/03/21; foto di France 24

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