L’Etiopia indignata con le dichiarazioni americane sul Tigray

Il Governo dell’Etiopia ha espresso indignazione verso le dichiarazioni del segretario di Stato statunitense, Anthony Blinken, riguardo alla crisi umanitaria e alla violenza diffusa nella regione del Tigray.
Il 27 febbraio, il dipartimento di Stato americano ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha condannato le uccisioni, gli spostamenti forzati, le aggressioni sessuali e altre “gravissime” violazioni e abusi dei diritti umani che sono state segnalate da relazioni provenienti da più attori. Tra questi, è possibile citare il documento redatto da Amnesty International (AI) il 26 febbraio, il quale ha mostrato che tra il 19 e il 19 novembre 2020, le truppe eritree che operano nella città etiope di Axum, nella regione del Tigray, hanno commesso una serie di violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, compresa l’uccisione di centinaia di civili.
A queste rivelazioni si è aggiunto un report del Governo statunitense, reso noto al pubblico il 26 febbraio dal New York Times, che ha stabilito che i militari etiopi e i combattenti ad essi affiliati stanno effettuando una campagna sistematica di pulizia etnica nel Tigray e in particolare nella parte occidentale, confinante con la regione di Amhara. In questo contesto, il dipartimento di Stato ha richiesto il ritiro immediato di tutte le forze che operano nella regione settentrionale del Paese e l’apertura di un’indagine imparziale per investigare sui massacri.
Secondo la Ethiopian News Agency, l’esecutivo etiope ha condannato le dichiarazioni di Blinken, affermando che il tentativo degli Stati Uniti di fare critiche sui suoi affari interni e in particolare, il riferimento al dispiegamento delle forze regionali Amhara è stato “deplorevole”. Nel comunicato inviato alla suddetta agenzia di stampa, il Ministero degli Affari Esteri etiope ha dichiarato che “dovrebbe essere chiaro che tali questioni sono di esclusiva responsabilità del Paese e del Governo”. Inoltre, nelle dichiarazioni si legge che, in quanto nazione sovrana, l’Etiopia è responsabile del dispiegamento delle strutture di sicurezza necessarie per garantire lo stato di diritto “in tutti gli angoli dei suoi confini”.
Secondo quanto riferito dalla stampa etiope, l’attuale priorità del Governo è quella di rispondere efficacemente alla crisi umanitaria nel Tigray, il quale, ad oggi, starebbe coprendo il 70% dell’assistenza dalle proprie risorse, mentre il restante 30% è condiviso dai partner di sviluppo e dalle organizzazioni non governative. Finora, a detta dalla fonte, i soccorsi hanno raggiunto più di 3 milioni di persone. La dichiarazione ha inoltre affermato che “con il significativo miglioramento della situazione della sicurezza nella regione, il Governo ha permesso l’accesso illimitato alle organizzazioni umanitarie”. Il direttore esecutivo del World Food Programme (WFP), David Beasley, ha confermato tali progressi, tuttavia sottolineando la necessità di “fare di più”.
Il Governo etiope ha mostrato la sua determinazione a impegnarsi in maniera costruttiva rispondendo alle due principali richieste della comunità internazionale. Queste includono la garanzia dell’accesso illimitato per la consegna di soccorso umanitario e l’apertura di un’indagine indipendente sulle presunte violazioni dei diritti umani e sui crimini commessi nella regione del Tigray. In conclusione, il Governo ha dichiarato di essere incaricato dalla Costituzione di garantire la pace e la sicurezza del Paese, ed è proprio “nello spirito di questa responsabilità” che lo Stato ha l’obbligo di “allontanare le forze traditrici e divisive che si trovano nel Nord”.
Vale la pena ricordare che il 4 novembre 2020, il Governo federale etiope ha dichiarato guerra alla sua regione settentrionale del Tigray, uno dei 10 Stati federali semi-autonomi organizzati secondo linee etniche in Etiopia. I tigrini sono stati a lungo molto influenti e dominanti nel Paese, controllando il Governo per tre decenni. Da quando l’attuale primo ministro, Abiy Ahmed, è salito al potere nel 2018, i leader del Tigray si sono lamentati di essere ingiustamente presi di mira nei procedimenti per corruzione, rimossi dalle posizioni di vertice e ampiamente considerati come capri espiatori per i problemi del Paese.
Nel novembre 2019, il primo ministro e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario Popolare Etiope hanno unificato i partiti costituenti della coalizione di Governo, istituendo il cosiddetto Partito della prosperità. Il TPLF ha considerato illegale questa fusione, pertanto non ha partecipato. La faida tra il Governo e il TPLF è diventata più intensa dopo che il Tigray ha tenuto le proprie elezioni a settembre, sfidando il Governo di Abiy che ha rinviato le elezioni nazionali a causa della pandemia. Di conseguenza, l’esecutivo ha stabilito che il Governo del Tigray era illegale e, in cambio, il Tigray ha detto di non riconoscere più l’amministrazione di Abiy.
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Fonte: Articolo del 1/03/21 di Julie Dickman Sicurezza Internazionale, foto Internazionale

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