L’appello del Papa per la pace in Myanmar

I fedeli cattolici birmani ringraziano il Papa Francesco che quest’oggi, 2 febbraio, dopo l’Udienza Generale così ha detto: “Da un anno a questa parte, ormai, assistiamo con dolore alle violenze che insanguinano il Myanmar. Faccio mio l’appello dei Vescovi birmani affinché la comunità internazionale si adoperi per la riconciliazione tra le parti interessate. Non possiamo voltare lo sguardo da un’altra parte, di fronte alle sofferenze di tanti fratelle e sorelle. Chiediamo a Dio, nella preghiera, la consolazione per quella popolazione martoriata; a Lui affidiamo gli sforzi di pace”.

I fedeli si sono uniti alla speciale protesta di ieri, 1° febbraio: Yangon, Mandalay e le altre città birmane erano vuote e silenziose ieri. La popolazione del Myanmar ha voluto ricordare così, con un massiccio “sciopero silenzioso”, il primo anniversario del colpo di stato militare del Myanmar, avvenuto il 1° febbraio 2020.

Ieri, una vasta protesta pacifica, coordinata da mesi a livello nazionale, ha invitato i cittadini in tutto il paese a chiudere le loro attività commerciali e a rimanere a casa. L’effetto è stato vedere città deserte, senza traffico, senza persone in strada. Come appreso dall’Agenzia Fides, lo “sciopero silenzioso” è stato organizzato dalle 8:00 alle 16:00 ed è arrivato in un momento di crescente violenza sul territori.

La scorsa settimana, il governo aveva emesso avvisi ufficiali sui media statali affermando che “chiunque avesse preso parte allo sciopero poteva essere perseguito, anche ai sensi della legge antiterrorismo con la pena massima dell’ergastolo e l’eventuale confisca dei beni”.

Incuranti delle minacce, migliaia di imprenditori, piccoli commercianti, lavoratori avevano annunciato che non avrebbero aperto le loro attività, “preferendo essere arrestati”, ha riportato il quotidiano statale “Myanmar Alinn Daily”. L’esercito del Myanmar temeva tali scioperi silenziosi e ha minacciato i negozianti con la confisca della licenza, ma anche i pochi che hanno aperto non avevano clienti.

A Yangon, la città più grande del paese, le strade normalmente trafficate erano deserte. I mercati e le piazze normalmente affollati erano vuote prima dell’inizio ufficiale dello sciopero: “Questo – rileva una fonte locale di Fides – mostra la diffusa opposizione popolare al governo militare e al suo disprezzo per i diritti umani”.

Il prete cattolico P. David Hmung commenta a Fides: “Questa protesta non violenta contro il colpo di stato militare del Myanmar ricorda che che la Chiesa cattolica è sempre dalla parte dei cittadini, dei poveri, dei più vulnerabili e rifiuta gli atti violenti e barbari commessi dall’esercito del Myanmar contro civili disarmati, che sono stati arrestati o uccisi mentre le loro proprietà vengono sequestrate o bruciate”. E prosegue: “Mostrando unità e resilienza, lo sciopero testimonia che i cittadini conducono una resistenza psicologica non violenta contro la dittatura militare”.

Tra i piccoli commercianti di Yangon, alcuni hanno subito confische e violenze da parte dei militari. Il governo ha messo in atto altre misure per cercare di far fallire lo sciopero. A Yangon e Mandalay, gli amministratori della città hanno programmato eventi speciali come una gara ciclistica, per cercare di attirare la folla. Si sono svolte anche diverse manifestazioni pro-militari, organizzate dalle autorità.

Fonte articolo: Agenzia Fides 2/2/2022. Foto: la Voce e il Tempo.

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