La condanna dell’ONU in Etiopia

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) si è detta “profondamente preoccupata”, venerdì 28 maggio, dopo la notizia secondo cui alcuni soldati etiopi ed eritrei avrebbero portato via centinaia di persone da almeno quattro campi per sfollati nella regione settentrionale del Tigray. Tali luoghi, ha evidenziato l’organizzazione, dovrebbero costituire un rifugio sicuro.

La notizia era stata diffusa a inizio settimana da tre operatori umanitari e un medico locale. A detta delle fonti, un contingente di soldati eritrei ed etiopi avrebbe arrestato e portato via con la forza oltre 500 giovani uomini e donne provenienti da quattro campi per sfollati nella città di Shire, nel Tigray. “Ribadiamo il nostro invito a tutte le parti a garantire la protezione dei civili, compresi gli sfollati interni. È fondamentale che tutte le parti in conflitto riconoscano il carattere civile e umanitario dei siti di sfollamento”, ha affermato Babar Baloch, portavoce dell’UNHCR, durante una conferenza stampa a Ginevra. Alcuni degli sfollati catturati sono stati rilasciati dopo che l’Agenzia ha sollevato la questione con le autorità etiopi ma il loro numero non è stato reso noto. “La situazione è traumatica e angosciante non solo per i parenti dei dispersi, ma per tutte le comunità di sfollati residenti a Shire”, ha aggiunto Baloch.

Non è ancora chiaro dove siano stati portati i giovani detenuti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), migliaia di persone sono state uccise dallo scoppio del conflitto nel Tigray, 2 milioni sono state costrette a lasciare le loro case e il 91% della popolazione della regione, che conta quasi 6 milioni di residenti, ha bisogno di aiuti umanitari.

Nel frattempo, giovedì 27 maggio, un alto funzionario statunitense ha affermato che l’amministrazione Biden si preparerà ad imporre ulteriori sanzioni all’Etiopia e all’Eritrea se gli attacchi contro i civili nella regione del Tigray dovessero continuare. In più, ha affermato la fonte, Washington starebbe altresì valutando se sono stati commessi crimini di guerra nel corso del conflitto. “La violenza nel Tigray è orribile. Scuote le coscienze”, ha dichiarato il vicesegretario di Stato americano Robert Godec. Gli Stati Uniti hanno invitato le parti a porre fine alle violenze, a consentire l’accesso umanitario e a fermare le violazioni dei diritti umani. “Se non vediamo progressi immediati su questi fronti”, ha specificato Godec, “imporremo ulteriori sanzioni”.

Il 23 maggio, il Segretario di Stato USA, Antony Blinken, aveva annunciato restrizioni ai visti per i funzionari etiopi ed eritrei accusati di coinvolgimento nel conflitto del Tigray, affermando che le persone colpite dalla misura “non hanno compiuto passi significativi per porre fine alle ostilità”. “Le persone nel Tigray continuano a subire violazioni dei diritti umani, abusi e atrocità, e gli aiuti umanitari urgentemente necessari vengono bloccati dalle forze etiopi ed eritree e da altri attori armati”, aveva affermato il Segretario di Stato in una dichiarazione. “Nonostante il significativo impegno diplomatico, le parti coinvolte nel conflitto del Tigray non hanno compiuto passi significativi per porre fine alle ostilità o per perseguire una risoluzione pacifica della crisi politica”, aveva aggiunto. Nello specifico, le restrizioni statunitensi sono state rivolte a “funzionari del governo etiope o eritreo, sia in carica che non, ai membri delle forze di sicurezza o ad altri individui, incluse le forze regionali e irregolari dell’Amhara e i membri del Tigray People’s Liberation Front (TPLF), responsabili o complici nell’aver minato la risoluzione della crisi tigrina”. L’Unione Europea, dal canto suo, ha già sospeso i pagamenti del sostegno al bilancio dopo le notizie di stupri di gruppo, uccisioni di massa di civili e saccheggi diffusi nella regione dell’Etiopia settentrionale.

Nel suo intervento di giovedì al Senato, Godec ha specificato che l’amministrazione Biden avrebbe già sospeso l’assistenza economica e in materia di sicurezza all’Etiopia, considerato prima un forte alleato degli Stati Uniti nella regione, e starebbe cercando di imporre nuove sanzioni ai singoli funzionari militari del governo etiope ed eritreo. Le misure restrittive, aveva assicurato Blinken, non toccheranno gli aiuti umanitari in settori come la salute, l’alimentazione e l’istruzione.

Democratici e repubblicani al Congresso USA sono uniti nel condannare quanto sta accadendo nel Tigray. I legislatori hanno chiesto un embargo internazionale sulle armi nei confronti di coloro che partecipano al conflitto e sanzioni economiche mirate. “Molti di noi credono in realtà che questi siano crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, ha detto il senatore Bob Menendez. “Non possiamo voltare le spalle quando accadono cose del genere nel mondo”, ha aggiunto Menendez, dopo che, insieme ad altri colleghi, ha invitato l’amministrazione Biden ad agire con più forza per fare pressione sul governo etiope e convincerlo a porre fine al conflitto.

Gli USA hanno stanziato circa 305 milioni di dollari in nuovi aiuti umanitari per il Tigray e Biden ha nominato Jeffrey Feltman inviato speciale per il Corno d’Africa. Il 26 maggio, il presidente ha chiesto il ritiro delle forze eritree e dell’etnia Amhara dalla regione del Tigray e ha affermato che deve essere garantito l’accesso umanitario immediato per evitare una carestia diffusa nella zona devastata dal conflitto. “I belligeranti nella regione del Tigray dovrebbero dichiarare ed aderire a un cessate il fuoco e le forze eritree e di Amhara dovrebbero ritirarsi”, aveva affermato Biden nella sua dichiarazione.

Il primo ministro Abiy aveva ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione settentrionale del Tigray il 4 novembre 2020, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nell’area, dichiarazioni che il governo tigrino ha sempre negato apertamente. Il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy salisse al potere, il 2 aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto 2020, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo dello scorso anno, che tutte le votazioni sarebbero state rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sono scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy.

Si stima che migliaia di persone, combattenti e non, siano state uccise da quando il conflitto è iniziato. Questo nonostante la comunità internazionale abbia chiesto più volte l’immediata fine degli scontri, la riduzione dell’escalation, il dialogo e l’accesso umanitario.

Fonte: Articolo di Chiara Gentili del 28/05/21, Sicurezza Internazionale, LUISS, foto Vatican News

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