In Myanmar crimini contro l’umanità

Presentando il rapporto “Situation of human rights in Myanmar since 1 February 2021” dell’United Nations High Commissioner for Human Rights, la Alto Commissario Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha detto che «La comunità internazionale deve adottare misure concertate e immediate per arginare la spirale di violenza in Myanmar, dove i militari sono coinvolti in violazioni e abusi sistematici e diffusi dei diritti umani, alcuni dei quali possono equivalere a crimini e crimini di guerra contro l’umanità».

Ma intanto diversi Paesi e molte grandi imprese cinesi e occidentali continuano a fare affari d’oro con i militari golpisti e a importare dal Myanmar legname pregiato, minerali e anche specie selvatiche in via di estinzione, alimentando un commercio legale che viola le sanzioni internazionali dichiarate dopo il golpe che le norme sulla tutela di flora e fauna protette.

Il rapporto, pubblicato in occasione della 49a sessione dell’United Nations Human Rights Council, afferma che «Le forze armate e di sicurezza del Myanmar hanno mostrato un palese disprezzo per la vita umana, bombardando le aree popolate con attacchi aerei e armi pesanti e prendendo di mira deliberatamente i civili, molti dei quali sono stati colpiti alla testa, bruciati a morte, arrestati arbitrariamente, torturati o usati come scudi umani».

La Bachelet si è detta ammirata per la resistenza (ignorata) e a determinazione del popolo birmano nella sua opposizione al colpo di stato e ha invitato la comunità internazionale a «Fare tutto il possibile per risolvere la crisi e ritenere responsabili gli autori di gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani. Durante i tumulti e la violenza dell’ultimo anno, la volontà del popolo chiaramente non è stata spezzata. Rimangono impegnati a vedere un ritorno alla democrazia e a istituzioni che riflettano la loro volontà e aspirazioni».

Il rapporto esamina il periodo che va dal golpe militare del 1° febbraio 2021 fino al febbraio 2022 e si basa su interviste con oltre 155 vittime, testimoni e avvocati, i cui resoconti sono corroborati da immagini satellitari, file multimediali verificati e informazioni open source credibili. Ma la Bachelet avverte che «Le sue conclusioni, tuttavia, rappresentano solo una frazione delle violazioni e degli abusi a cui è stata sottoposta la popolazione del Myanmar dal colpo di stato. Almeno 1.600 persone sono state uccise dalle forze di sicurezza e dai loro affiliati e più di 12.500 persone sono state detenute. Almeno altri 440.000 sono stati sfollati e 14 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, la cui consegna è stata in gran parte bloccata dai militari in aree di bisogno nuove e preesistenti».

Il rapporto conclude che «Ci sono  ragionevoli motivi per ritenere che i militari, il Tatmadaw, siano coinvolti in violenze e abusi nell’ambito di un attacco diffuso e sistematico contro i civili, modelli di condotta che potrebbero equivalere a crimini contro l’umanità».

Ci sono stati omicidi di massa. Nella regione di Sagaing, a giugno i soldati hanno ucciso 40 persone in una serie di raid: gli abitanti del villaggio hanno trovato i resti di alcune vittime con mani e piedi ancora legati dietro la schiena. A dicembre, nello Stato di Kayah i soldati hanno bruciato i corpi di 40 uomini, donne e bambini; gli abitanti del villaggio hanno descritto di aver scoperto i resti in diversi camion, con corpi trovati in posizioni che indicavano che avevano tentato di scappare e che erano stati bruciati vivi.

Detenuti hanno riferito di aver subito torture e altre forme di maltrattamento durante lunghi interrogatori nei centri di detenzione militari in tutto il Myanmar. Il rapporto precisa che «Secondo quanto riferito, questo includeva la sospensione attaccati al soffitto senza cibo o acqua; essere costretto a stare in piedi per lunghi periodi mentre si è in isolamento; folgorazione, a volte insieme all’iniezione di droghe non identificate; violenza sessuale, compreso lo stupro; costringere i detenuti musulmani a ingerire carne di maiale».

La maggior parte delle gravi violazioni dei diritti umani documentate siano state commesse dalle forze di sicurezza del Myanmar, ma almeno 543 persone, inclusi amministratori locali, le loro famiglie e presunti informatori dell’esercito, sarebbero stati uccisi dalla resistenza armata birmana a causa del loro presunto sostegno al governo golpista. Elementi armati della coalizione anti-golpe hanno rivendicato la responsabilità di 95 esecuzioni.

La Bachelet ha concluso: «E’ urgentemente necessaria un’azione significativa da parte della comunità internazionale per impedire che ancora più individui vengano privati ​​dei loro diritti, delle loro vite e dei loro mezzi di sussistenza. La spaventosa ampiezza e portata delle violazioni del diritto internazionale subite dal popolo del Myanmar richiedono una risposta internazionale ferma, unificata e risoluta».

Fonte: articolo del 16/03/22 Green report. Foto: diritti-umani.org