In Etiopia possibili colloqui di pace

Il nuovo inviato Usa per il Corno d’Africa Mike Hammer è arrivato in Etiopia, in una missione che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere l’avvio di un processo di pace tra il governo federale ed i combattenti del Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf). Il suo arrivo è stato confermato su Twitter dall’ambasciata statunitense, sottolineando che il funzionario è in Etiopia “per sostenere gli sforzi volti a raggiungere una pace duratura a beneficio di tutti gli etiopi”. In base al programma, Hammer dovrebbe incontrare funzionari del governo, partiti politici e membri della società civile. Come precisato dall’assistente del Segretario di Stato Usa per gli affari africani Molly Phee, Hammer “avrà discussioni con le parti per vedere cosa possiamo fare per portare avanti quei colloqui”. Il consigliere per la sicurezza nazionale del premier etiope Abiy Ahmed, Redwan Hussein, ha dichiarato di recente su Twitter che il governo era pronto a parlare “in qualsiasi momento e ovunque” e che i negoziati dovrebbero iniziare “senza precondizioni”. A giugno il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) si è detto pronto ad inviare una delegazione di alto livello ai colloqui di pace se questi si terranno a Nairobi e saranno mediati dal governo del Kenya. Secondo fonti della stampa eritrea, tuttavia, la tenuta in Kenya delle elezioni generali all’inizio di agosto potrebbe far slittare i primi colloqui di pace a fine mese.

In una lettera aperta firmata dal leader del Tplf, Debretsion Gebremichael, quest’ultimo ha confermato che i tigrini restano impegnati a partecipare a colloqui di pace con il governo federale etiope sotto l’egida di terze parti, tuttavia ha respinto ogni ipotesi di negoziati mediati dall’Unione africana, la cui posizione è ritenuta troppo vicina a quella del premier Abiy Ahmed. “Esprimiamo la nostra fiducia nel governo del Kenya e il nostro apprezzamento al presidente Uhuru Kenyatta, per i suoi sforzi sostenuti, di principi, imparziali, inclusivi e discreti per mediare i negoziati di pace in vista di una risoluzione globale di la crisi in Etiopia”, si legge nella lettera. “Il governo e il popolo del Kenya hanno dimostrato, nel corso degli anni, la loro imparzialità, l’onestà e la loro solidarietà nei confronti dell’Etiopia e il loro impegno nei confronti delle norme e dei principi dell’Unione africana. Su questa base, ci manteniamo fermi all’attuale accordo tra le parti di riunirsi a Nairobi per negoziati ospitati e facilitati dal presidente del Kenya”, prosegue la lettera, in cui si ribadisce la diffidenza nei confronti della mediazione Ua, il cui “silenzio” sulle presunte atrocità perpetrate dai tigrini viene definito “un tradimento dei principi fondanti dell’Unione”.

Nel frattempo il premier Ahmed, rispondendo in parlamento ad un’interrogazione sulle indiscrezioni di presunti colloqui ufficiosi tra le autorità federali e il Tplf, ha assicurato che “i negoziati non vengono condotti senza che il pubblico ne sia a conoscenza”, e ha annunciato che è stato costituito un apposito comitato negoziale sotto la guida del vicepremier e ministro degli Esteri, Demeke Mekonnen. L’annuncio seguiva di qualche giorno le indiscrezioni pubblicate la scorsa settimana dal quotidiano francese “Le Monde” che, citando fonti diplomatiche africane e occidentali, ha riferito che colloqui segreti fra autorità federali e tigrine dovrebbero avere luogo ad Arusha, in Tanzania, alla fine di giugno. Nel febbraio scorso, in un altro intervento in parlamento, Ahmed aveva respinto le voci circa il presunto avvio di colloqui con i combattenti del Tplf per porre fine alla guerra nel nord dell’Etiopia, che prosegue dal novembre 2020. A giugno, invece, la portavoce del governo federale Billene Seyoum si era vista costretta a rilasciare alcun dichiarazioni sull’impegno etiope per la risoluzione del conflitto, dopo che sulla stampa regionale era apparsa la notizia di colloqui tenuti ad Abuja da una delegazione etiope guidata dall’ex presidente nigeriano e mediatore dell’Ua per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, con i combattenti del Tplf ed alla presenza dello stesso Ahmed. Seyoum ha garantito in quell’occasione che il governo etiope è “pienamente impegnato” negli sforzi guidati dall’Unione africana per porre fine alla guerra civile nel Tigrè ma precisato che “qualsiasi tipo di processo di pace è lungo, non è semplice. È un processo complesso su più livelli”.

Fonte: Articolo del 30/07/22 di Nova News. Foto Vatican News

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