Fondi per la ricostruzione in Etiopia

L’Etiopia vuole approvare un bilancio supplementare del valore di 2,5 miliardi di dollari per il finanziamento dei programmi per la ricostruzione delle aree distrutte dalla guerra e per la fornitura di aiuti umanitari. Lo ha riferito, giovedì 30 dicembre, il Ministero delle Finanze.

Il budget è molto più ampio di quello precedentemente previsto. Il Paese, tuttavia, è fortemente indebitato. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Fana, affiliata al governo, Addis Abeba starebbe cercando un budget supplementare di 102 milioni di dollari “da utilizzare per la riabilitazione delle persone colpite dalle guerre e dai conflitti”. “Il budget aggiuntivo sarà speso per la sicurezza del Paese, per gli aiuti umanitari e per le altre opere governative necessarie”, ha affermato il Ministero in una nota, pubblicata sulla sua pagina Facebook. La richiesta dovrà passare in Parlamento, che deciderà se dare o meno la sua approvazione. Il Ministero non ha ancora specificato come dovrebbero essere raccolti i soldi.

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato, nella giornata di giovedì, che uno dei membri del suo personale sarebbe stato ucciso nel Nord dell’Etiopia. Filippo Grandi, capo dell’UNHCR, ha scritto su Twitter che l’episodio sarebbe avvenuto il 28 dicembre. Per gli operatori umanitari è diventato pericoloso lavorare in alcune aree dell’Etiopia a causa dell’imperversare del conflitto. La guerra tra il governo centrale e i ribelli del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF) va avanti da circa 13 mesi. Il conflitto, oltre a creare una situazione di crisi interna, ha destabilizzato l’intera regione, costringendo oltre 60.000 rifugiati a cercare rifugio in Sudan, ordinando il ritiro dei soldati etiopi dalla Somalia e chiamando in battaglia anche l’esercito della vicina Eritrea. Migliaia di civili sono stati uccisi nelle violenze, circa 400.000 stanno affrontando situazioni di carestia nella regione del Tigray e 9,4 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari in tutta l’Etiopia settentrionale a causa del conflitto.

A inizio dicembre, le Nazioni Unite hanno deciso di avviare un’indagine indipendente sugli abusi e le violazioni dei diritti commessi in Etiopia, una mossa fortemente osteggiata dal governo etiope. I mediatori internazionali, tra cui l’Unione africana e gli Stati Uniti, hanno ripetutamente cercato di negoziare un cessate il fuoco tra le parti per consentire l’ingresso degli aiuti umanitari nel Tigray, ma sia Addis Abeba sia il TPLF hanno sempre rifiutato di scendere a patti fino a quando non fossero state soddisfatte determinate condizioni.

Tuttavia, il 20 dicembre, il capo delle forze tigrine, Debretsion Gebremichael, ha ordinato ai suoi combattenti di ritirarsi nella regione settentrionale e di abbandonare le postazioni conquistate altrove. “Ho ordinato a quelle unità dell’esercito del Tigray che si trovavano al di fuori dei confini del Tigray di ritirarsi dentro la regione con effetto immediato“, ha specificato Gebremichael in una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Debretsion ha altresì proposto un cessate il fuoco immediato seguito dall’avvio di negoziati, l’istituzione di una no-fly zone sul Tigray per prevenire attacchi aerei sulla regione e l’imposizione di un embargo internazionale sulle armi all’Etiopia e all’Eritrea. Il conflitto, tuttavia, non si sarebbe ancora arrestato e i raid aerei nel Tigray sarebbero andati avanti nei giorni seguenti.

Fonte: Articolo del 30/12/21 di Sicurezza Internazionale, foto Rivista Africa

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