Dichiarato lo stato di emergenza in Etiopia

Il governo etiope ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale con effetto immediato e le autorità di Addis Abeba hanno comunicato ai cittadini di prepararsi a difendere la capitale, Addis Abeba, poiché i combattenti della regione settentrionale del Tigray hanno minacciato di marciare verso la città.

“Lo stato di emergenza ha lo scopo di proteggere i civili dalle atrocità commesse dal gruppo terroristico del Fronte di Liberazione del Tigray (TPLF) in diverse parti del Paese”, ha riferito, martedì 2 novembre, Fana Broadcasting, emittente affiliata allo Stato, riferendosi al gruppo che combatte da almeno un anno contro le forze del governo federale.

Lo stato di emergenza, della durata di 6 mesi, consente, tra le altre cose, di istituire posti di blocco, di interrompere i servizi di trasporto, di imporre il coprifuoco e di intervenire militarmente in alcune zone.

Chiunque sia sospettato di avere legami con gruppi “terroristici” potrebbe essere detenuto, anche senza mandato di arresto, mentre qualsiasi cittadino che abbia raggiunto l’età idonea al servizio militare potrebbe essere chiamato a combattere.

“Il nostro Paese sta affrontando un grave pericolo per la sua esistenza, la sua sovranità e la sua unità. Non possiamo dissipare questo pericolo attraverso i consueti sistemi e procedure di applicazione della legge”, ha detto il ministro della Giustizia, Gedion Timothewos, durante un briefing con i media statali, specificando che chiunque violi l’emergenza dovrà affrontare da 3 a 10 anni di carcere, per reati come il sostegno finanziario, materiale o morale a “gruppi terroristici”.

La mossa è arrivata dopo che i combattenti del Tigray hanno dichiarato di aver catturato, tra il 30 e il 31 ottobre, le due città strategiche di Dessie e Kombolcha, nella regione di Amhara, e hanno avvisato che starebbero avanzando più a Sud, verso Addis Abeba.

Il governo ha dichiarato che i soldati dell’esercito stanno ancora combattendo per il controllo delle due città chiave, a circa 400 km dalla capitale.

Gran parte dell’Etiopia settentrionale è soggetta ad un blackout delle comunicazioni e l’accesso ai giornalisti è limitato, quindi ciò rende difficile la verifica indipendente delle affermazioni sul campo di battaglia.

Martedì 2 novembre, le autorità di Addis Abeba hanno invitato i residenti a registrare le proprie armi nei prossimi due giorni e a prepararsi a difendere la città.

Nella stessa giornata, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, ha denunciato l’espansione della campagna militare del TPLF.

“Abbiamo costantemente condannato l’espansione della guerra del TPLF al di fuori del Tigray e continuiamo a chiedere al gruppo di ritirarsi da Afar e Amhara”, ha affermato Feltman.

“L’estensione del conflitto è tanto prevedibile quanto inaccettabile, dato che il governo etiope ha iniziato a tagliare gli aiuti umanitari e l’accesso commerciale al Tigray a giugno, cosa che continua ancora oggi nonostante le orribili condizioni di carestia segnalate”, ha aggiunto.

Separatamente, il governo degli Stati Uniti ha dichiarato martedì che revocherà i privilegi commerciali all’Etiopia, compresa l’esenzione dei dazi alle esportazioni etiopi, a causa di “gravi violazioni dei diritti umani riconosciuti a livello internazionale”.

Un giorno prima, il Dipartimento di Stato degli USA ha modificato il Regolamento sul traffico internazionale di armi (Itar), in modo tale da negare le licenze per l’esportazione di armi ed altri articoli di difesa in Etiopia ed Eritrea.

La norma, in vigore dal primo novembre, è stata pubblicata sul sito del Registro federale Usa, che raccoglie quotidianamente gli avvisi e notizie delle diverse agenzie governative.

Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha innescato una crisi umanitaria che ha lasciato centinaia di migliaia di persone in condizioni di carestia, migliaia di morti e più di 2,5 milioni di sfollati.

L’inizio dell’operazione dell’esercito federale etiope nella regione del Tigray è da far risalire al 4 novembre 2020. Questa è stata lanciata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. A tal proposito, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista di Mekelle.

Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. I ribelli non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione riconquistando la capitale regionale.

L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi.

Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti, ad oggi, non si sono ancora arrestati. Questi hanno provocato lo sfollamento di circa due milioni di cittadini, mentre in migliaia risultano aver perso la vita, il che ha destato la preoccupazione della comunità internazionale, mentre le Nazioni Unite hanno messo in guardia dall’esacerbarsi della situazione umanitaria.

Fonte: Articolo 03/11/21 Sicurezza Internazionale. Foto: Africa Rivista

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