Addestramento birmano con i russi

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Due cacciatorpediniere russi (Admiral Tribuc e Admiral Panteleyev, entrambi della classe Udaloy) e il  rifornitore Pechenga con circa 800 uomini di equipaggio complessivi hanno attraccato il 7 novembre al porto di Thilawa a Yangon per condurre la prima esercitazione bilaterale di sicurezza marittima, insieme alla Marina della giunta birmana che ha assunto il potere nel 2021.

Il 7 novembre il comandante in capo della Flotta Russa del Pacifico, ammiraglio Nikolai Jemenov, ha inaugurato a Yangon l’esercitazione congiunta con la Martina di Myanmar, come ha riferito il quotidiano ufficiale birmano “Global New Light of Myanmar”, secondo cui quelle iniziate oggi sono le prime esercitazioni combinate in assoluto tra le forze armate dei due Paesi.

Le manovre, in corso nel Mar delle Andamane, proseguiranno fino al 9 novembre e coinvolgeranno navi e aeromobili in esercitazioni di difesa aerea, antinave e antisommergibile nonché misure di sicurezza marittima”, ha riferito il quotidiano.

Per l’occasione Jemenov ha incontrato il leader del governo militare birmano, generale Min Aung Hlaing, a bordo del cacciatorpediniere russo di classe Udaloj Ammiraglio Tribuc. Mosca e’ tra i principali alleati e fornitori di armamenti della giunta militare birmana. Secondo il relatore speciale per il Myanmar delle Nazioni Unite, dal colpo di Stato avvenuto a febbraio 2021, la giunta birmana ha importato armi ed equipaggiamenti dalla Russia per un valore di 406 milioni di dollari.

La visita delle navi russe avviene in concomitanza con le difficoltà delle forze birmane che stanno subendo pesanti perdite nel Nord dello Stato Shan dove al 4 novembre avevano perduto 106 avamposti e basi oltre a 4 città mentre le navi della flotta fluviale vengono spesso attaccate dalle forze della resistenza sui fiumi Chindwin e Ayeyarwady.

Gli attacchi si sono estesi alle regioni di Mandalay e Sagiang. Il 4 novembre, secondo la Tba, le milizie etniche avevano preso il controllo di 106 basi del regime e di quattro citta’. L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), il 6 novembre, ha stimato circa 33 mila sfollati in seguito alla nuova ondata del conflitto (in un Paese che ha gia’ piu’ di due milioni di sfollati interni). L’agenzia dell’Onu ha esortato tutte le parti a rispettare il diritto umanitario internazionale e a consentire l’accesso degli aiuti senza ostacoli.

Le Forze di Difesa del Popolo (PDF), che combattono contro la giunta militare birmana, hanno dichiarato di aver conquistato la città di Kawlin, nella regione del Sagaing, sempre a nord del Paese. Si tratta di un importante risultato per gli insorti poiché Kawlin è il primo grande centro abitato a essere liberato e (forse) la prima città a essere amministrata dal Governo di unità nazionale attualmente in esilio. Le forze armate del Myanmar hanno perso anche il controllo del villaggio strategico di Chinshwehaw, al confine con la provincia cinese dello Yunna.

Dopo il colpo di Stato del primo febbraio 2021, quando i militari hanno spodestato il governo guidato dalla leader Aung San Suu Kyi, a capo della Lega nazionale per la democrazia (NLD), le milizie etniche del Myanmar che da decenni combattono per l’autonomia delle loro regioni si sono unite alle PDF, il braccio armato del governo in esilio, composto perlopiù da ex deputati della NLD.

Il 27 ottobre tre milizie aveva dato inizio a un’offensiva nello Stato Shan contro le truppe dell’esercito stanziate al confine con la Cina, dando inizio a una serie di attacchi simultanei per la riconquista del Paese la cui avanzata è favorita dalla stagione secca, durante la quale è molto più facile muoversi sul terreno, soprattutto nella foresta, a differenza della stagione delle piogge. Pare che finora siano stati riconquistati un centinaio di avamposti militari nello Stato Shan.

Il 3 novembre le PDF locali, l’Arakan Army e l’Esercito per l’indipendenza del Kachin (KIA) avevano attaccato alcune basi dell’esercito nei pressi di Kawlin, a cui la giunta ha risposto, negli ultimi quattro giorni, con i bombardamenti aerei. Non è ancora nota l’entità dei danni e delle vittime, ma le milizie hanno comunicato di aver evacuato almeno 10mila residenti che erano rimasti bloccati in città a causa degli attacchi dell’aviazione e circa il 75% della popolazione locale pare sia fuggito, ha detto un soccorritore.

La regione del Sagaing è un’area che, a differenza delle zone periferiche del Paese, è sempre stata abitata in maggioranza dall’etnia bamar di fede buddhista e in passato era rimasta fedele all’esercito. In altre aree del Paese sono ancora in corso feroci combattimenti: nella municipalità di Namkham, nel nord dello Shan, per esempio, l’Esercito di liberazione nazionale Ta’ang (TNLA) e alcune Forze di difesa del popolo locali si stanno ancora confrontando con l’esercito. Le forze congiunte del KIA insieme ad altre PDF hanno invece attaccato una nave militare sul fiume Ayeyarwady a Katha, nel Sagaing. Nel complesso le forze ribelli sembrano poter contare su circa 15 mila combattenti.

Allarmata dal deterioramento delle condizioni di sicurezza lungo il proprio confine, la Cina ha invitato il Myanmar “a cooperare per mantenere la stabilità”. Il regime birmano dovrebbe inoltre “garantire la sicurezza delle vite e delle proprietà dei residenti cinesi al confine”, ha aggiunto l’assistente del ministro degli Esteri cinese, Nong Rong. Secondo alcune fonti, almeno un cittadino cinese è morto a causa dei recenti scontri. Nong, che ha visitato il Myanmar dal 3 al 5 novembre, ha inoltre dichiarato che la Cina sostiene tutte le parti, nella speranza che raggiungano la riconciliazione attraverso il dialogo.

In realtà la Cina è, dopo la Russia, il principale fornitore di armi della giunta militare birmana, ma nei due anni dallo scoppio del conflitto civile ha armato anche alcune milizie etniche nella speranza di mantenere i confini stabili per le attività commerciali.

Pochi giorni dopo l’inizio dell’offensiva degli insorti (nota come Operazione 1027), Wang Xiaohong, membro del Segretariato del Comitato centrale del Partito comunista cinese, ha incontrato il capo dfi stato maggiore dell’esercito birmano, il generale Min Aung Hlaing, chiedendo che venga accelerata la realizzazione dei progetti cinesi in Myanmar che fanno parte della Belt and Road Initiative, il mega piano infrastrutturale di Pechino lanciato nel 2013 per connettere la Cina con il Medio Oriente e l’Europa.

L’offensiva delle milizie etniche si sta svolgendo proprio nel sito in cui dovrebbe sorgere il corridoio economico Cina-Myanmar, il cui principale progetto consiste in una ferrovia per collegare la provincia meridionale cinese dello Yunnan a Kyaukphyu, che dà sull’Oceano indiano, dopo aver attraversato lo Shan e la città di Mandalay nel Myanmar centrale.

Il generale Hlaing, ha dichiarato il 3 novembre che l’esercito “lancerà contrattacchi” contro i gruppi armati dopo aver richiamato molti riservisti e medici.

Oggi il presidente Myint Swe, ha dichiarato che la nazione rischia la disgregazione. “Se il governo non gestirà in modo efficace gli scontri in corso nella regione di confine, il Paese sarà diviso in più parti” ha detto durante una riunione del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale in cui la giunta ha ammesso di aver perso il controllo di un importante snodo commerciale ma non ha commentato l’andamento delle operazioni militari.

Fonti articolo: Analisi Difesa 09/11/23 (con fonte Asia News e Agenzia Nova)

Foto: MRTV e Ministero Difesa di Myanmar