A Yangon, in Myanmar

Avevano avvertito la popolazione di possibili attacchi contro le autorità militari: così un gruppo che si oppone alla giunta militare birmana avrebbe messo a segno sei esplosioni a Yangon.

La notizia riportata dai media locali attribuirebbe la paternità degli attacchi a uno dei gruppi che si sono armati contro i militari della giunta golpista.

Poche ore prima c’era stato un invito ai cittadini a stare lontani dalle installazioni militari o dai posti di blocco e a non avvicinarsi al personale o agli obiettivi militari.

Dall’annuncio sono seguite almeno sei piccole esplosioni a Yangon, l’ex capitale e la città più popolosa, che avrebbero causato almeno un morto.

Secondo il racconto di un testimone oculare al portale Khit Thit Media, i militari hanno isolato un’area del distretto di Thaketa nel sud-est di Yangon, dove una bomba avrebbe causato la morte di un soldato.

Total: “L’esercito non riceverà più i soldi” Gli azionisti di un gasdotto gestito da Total in Birmania, tra cui una società controllata direttamente dall’esercito birmano, non riceveranno più i versamenti finanziari del colosso petrolifero francese: è quanto annunciato dalla stessa Total, presente in Myanmar dal 1992, dopo le dure polemiche degli ultimi tempi in merito ai soldi versati alla giunta birmana responsabile della repressione nel Paese.

“Tenuto conto del contesto instabile del Myanmar, in seguito a una proposta congiunta di Total e Chevron durante l’assemblea generale di Mgtc (Moattama Gas Transportation Company) del 12 maggio scorso, tutte le distribuzioni agli azionisti di questa società sono sospese”, afferma Total in una nota, precisando che tra gli azionisti ci sono la Myanma Oil and Gas Enterprise (moge), controllata dall’esercito birmano. L’appello dell’arcivescovo di Yangon “È un’immensa tragedia umanitaria”.

Bombardamenti, civili innocenti morti, intere famiglie rifugiate, attacchi ai luoghi di culto. “Tutto ciò si deve fermare. Vi supplichiamo: non intensificate la guerra”.

È un appello “urgente” quello che in queste ore il cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon e presidente del vescovi birmani, lancia a seguito del terribile attacco contro la Chiesa del Sacro Cuore a Kayanthayar, Loikaw, la notte del 23 maggio che è costato la vita a 4 persone e il ferimento di più di 8 persone.

“Erano – scrive il cardinale a quanto riportato dal Sir – civili innocenti che si erano rifugiati nella Chiesa per trovare rifugio”.

Nell’appello, il cardinale parla di “attacchi notturni violenti, inclusi bombardamenti, con uso di armi pesanti” che terrorizzano le persone “in maggioranza donne e bambini” e costringono alla fuga nella giungla. “Il loro destino non è conosciuto dal resto del mondo.

Cibo, medicine e igiene sono bisogni urgenti ma non c’è modo di raggiungerli. Ci sono molti bambini e anziani tra loro, obbligati alla fame e senza aiuto medico. È una immensa tragedia umanitaria”.

Fonte: Articolo di Rainews del 27/05/21, Foto di Atlante Guerre

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